brg ha scritto:masalapianta ha scritto:a prescindere dalla mostruosità di concedere l'estradizione per reati virtuali, io non ho ben capito, _giuridicamente_ quale sia la differenza tra megaupload e ad esempio youtube; entrambi lucrano sopra all'hosting di contenuti messi da terzi, entrambi rimuovono contenuti illeciti su segnalazione (è impensabile che un intermediario si debba erigere a sceriffo e controllare/rimuovere di sua iniziativa), entrambi fanno hosting di contenuti sia leciti che illeciti; quindi giuridicamente dove sta la differenza?
La differenza sta nel fatto che la società Google attraverso la sua sussidiaria Youtube Inc. ha preso accordi con i diretti interessati, accordi che consentono: a) la rimozione forzata a gentil richiesta di ogni contenuto ritenuto illegale, b) la pubblicazione da parte dei diretti interessati dei propri prodotti, oltretutto in combinazione con pubblicità varie. Youtube non è diverso da un qualsiasi canale televisivo che viva di pubblicità e contratti. Contratti è la parola magica.
quale parte di "giuridicamente" non è chiara? stai confermando che a livello giuridico non c'è alcuna differenza.
Come ho detto entrambi rimuovono i contenuti dietro segnalazione del detentore dei diritti; quindi l'unica differenza sta nel fatto che per il reato di violazione di copyright non si procede di ufficio quindi, anche se due piattaforme commettono o non commettono i medesimi reati (e in un paese civile non li commettono, altrimenti dovremmo arrestare i gestori delle autostrade per traffico di armi e droga oppure i gestori della rete telefonica per collusione con reati di vario tipo), chi denunciare, e se denunciarlo, è a discrezione del detentore dei diritti.
masalapianta ha scritto:Facendo un discorso più generale, ho notato dagli interventi in questo thread, che molti hanno poco chiaro il concetto di diritto di copia, arrivando a considerarlo alla stregua di un diritto di possesso (quindi diritto naturale e inalienabile); facciamo chiarezza:
la gente non scarica solo perchè non vuole pagare, ma piuttosto perchè, a buon diritto, non percepisce il diritto di copia come un diritto naturale, quindi non sente la necessità etica di non violarlo.
Il cosiddetto diritto d'autore (che poi nel 99% dei casi è un diritto di editore), a differenza di quello che si vorrebbe dare a bere (parlando di furto ed altre amenità simili), non ha nulla a che vedere con il diritto di possesso (che si applica ai beni materiali, ed è un diritto naturale); il diritto d'autore è una temporanea concessione che lo stato fa a dei privati al fine di stimolare la creazione di opere di ingegno immateriali (esattamente come per i brevetti), a beneficio della società.
Quindi lo scopo non è tutelare un presunto diritto di chi crea l'opera; difatti, nonostante la creazione di opere di ingegno immateriali avvenga da millenni, solo in tempi relativamente recenti (precedentemente si cercava di tutelare soltanto la paternità dell'opera, che è sacrosanta) si è deciso di creare qualcosa come il diritto d'autore; precisamente nel momento in cui la tecnologia ha cominciato a permettere la nascita dell'editoria (possibilità di creare molte copie in tempi brevi e con costi ragionevoli), quindi da Gutemberg in poi.
In tal frangente, sebbene alcun sistema legale potesse prevedere un diritto di possesso su beni immateriali (il bene non è unico, quindi può esser posseduto da più persone contemporaneamente, inoltre è impossibile stabilire chi ci abbia pensato per primo), si decise di concedere dei temporanei diritti di sfruttamento al fine di stimolare la creazione di opere di ingegno immateriali (cosa che prima non era possibile per limiti tecnologici); il che non significa che sfruttare tali opere sia un diritto a prescindere, lo stato non sta tutelando il "creatore" dell'opera, ma tutela la collettività.
Tutto questo significa che, dal momento in cui il diritto d'autore non serve più a stimolare la creazione di opere (di qualità), ma al contrario diventa un freno, non ha alcuno scopo di esistere.
Nel momento in cui il diritto d'autore viene esteso per periodi abnormi (fino a 70 anni), non serve più a stimolare la creazione di altre opere (per quanto un'opera possa essere complessa nessuno ci mette 70 anni a scriverla, neanche Dante con la divina commedia; se mediamente ci metti N anni per creare un'opera, per permetterti di crearne altre non serve tutelare il diritto d'autore per più di N anni; a meno che tu non voglia campare di rendita per tutta la vita, il che non ha nulla a che vedere con lo scopo del diritto d'autore), ma solo a garantire ad un sistema editoriale marcio, guadagni enormi (il che non rientra negli interessi della collettività).
La copia ha smesso di essere legale quando ha smesso di essere essa stessa un prodotto di arte ed è diventata mera clonazione tecnica. Quando per fare una copia di una statua, di una pittura o pure di un libro c'era bisogno di pagare qualcuno altamente specializzato, la copia non era un problema;
no, la copia ha smesso di essere legale quando è stata tecnologicamente possibile la nascita dell'editoria (da Gutemberg in poi, appunto); prima non aveva senso perchè a garantire la produzione di opere di ingegno c'era il mecenatismo; tanto è vero che nessuno ti vietava di copiarti un libro da solo, invece di pagare "qualcuno altamente specializzato".
Come ho detto è evidente che qui non si comprende il significato del diritto di copia: non è un diritto di possesso, non è un diritto inalienabile, è soltant una concessione temporanea che lo stato fa a dei privati al fine di garantire, nell'interesse della collettività, la produzione di opere di ingengno.
anche perché allora la fruizione privata praticamente non esisteva, non si "leggevano" i libri, ma bensì si declamavano ad un uditorio,
non è vero, la fruizione privata dei libri è sempre esistita, non era un fenomeno di massa (per via dei costi, solo pochi potevano permettersi di possedere libri), ma c'è sempre stata
non si compravano le esecuzioni della musica di Guillaume de Machaut, ma si pagava Guillaume de Machaut per comporla ecc.
non è vero, si facevano entrambe le cose; si commissionavano spartiti e si pagavano gli esecutori per suonarli (a volte compositore ed esecutore coincidevano e altre volte no)
Per questo c'è una chiara differenza tra il brevetto ed il diritto di copia: mentre il primo è un concetto discutibile in molti campi, il secondo ha una sua validità largamente riconosciuta e difatti la licenza GPL è in effetti un copyright (così come tutte le altre licenze open source).
no, a livello legale c'è una distinzione (per via dei campi di applicazione differenti e di tutto cio che ne deriva), ma a livello sostanziale si fondano entrambi sul medesimo principio: garantire, nell'interesse della collettività, la produzione di opere di ingegno; il punto che sembra sfuggire è che queste concessioni sono fatte nell'interesse della collettività; è questo lo scopo dei brevetti e del diritto di copia; non si vuole tutelare un presunto diritto (che non esiste) di un privato su qualcosa di immateriale; il fatto che poi vengano garantiti certi diritti è solo un mezzo (per fare gli interessi della collettività) non un fine (come potrebbe essere nel diritto di possesso di un oggetto fisico)
In Unione Sovietica il copyright non c'era, ma questo perché l'opera degli artisti non era sottoposta al mercato, cioè alla vendita delle riproduzioni delle loro opere, ma alla sovvenzione statale.
Eisenstein poteva fare un film che piacesse a 10 persone come a 1 milione, a lui non cambiava nulla perché sempre gli stessi soldi gli davano, stesso discorso per Majakovskij o Nortstein o chi altri ti venisse in mente. Stesso discorso in Cina, sebbene non mi risulti che abbiano creato niente di rilevante.
esatto, infatti gli interessi della collettività erano garantiti da una sorta di mecenatismo statale e non c'era bisogno di garantirli concedendo diritti fittizzi a privati su beni immateriali.
Da noi però è diverso la creazione artistica al pari di quella industriale è soggetta al mercato: si paga cioè la fruizione e non la creazione, per questo la fruizione è protetta e regolamentata.
no, la fruizione è protetta e regolamentata per cercare di tutelare la collettività e non i detentori di diritti fittizzi; i suddetti diritti fittizzi vengono tutelati per legge come mezzo per tutelare la collettività; allo stato non frega nulla di chi produce opere di ingegno, creare dei loro diritti fittizzi e gli orpelli legali per tutelarli, è strumentale alla tutela della collettività e non di chi crea opere di ingegno.
Sul discorso lunghezza del copyright siamo di fronte ad un chiaro esempio di deriva capitalista (in senso stretto, chi detiene il capitale lo sfrutta per incrementarlo ulteriormente a spese della collettività).
non è solo questo, è lo stravolgimento del diritto di copia, che passa da mezzo per tutelare la collettività a mezzo per tutelare i singoli creatori di opere di ingegno
masalapianta ha scritto:Poi diciamocela tutta, un'enorme fetta della popolazione scarica e copia illecitamente roba protetta da diritto d'autore, quindi delle due l'una: o siamo tutti dei figli di mignotta senza etica, oppure realmente non percepiamo eticamente sbagliato farlo (perchè, allo stato attuale delle cose, non lo è); ma se fossimo tutti dei bastardi, si rifletterebbe anche su altri reati, saremmo un popolo composto perlopiù da criminali.
Questa è la mia opinione, chi ci si rispecchia e vuole approfondire, potrebbe iniziare da qui:
http://www.computerlaw.it/entry.asp?ENTRY_ID=250
Il fatto che lo facciano molti non è un buon pretesto.
un pretesto per cosa? Il fatto che la maggioranza (che è diverso da molti) lo faccia, è indicativo del fatto che non viene percepito come eticamente sbagliato (a meno di non voler asserire che la maggioranza delle persone è eticamente, se non giuridicamente, criminale; ma questo, come ho detto, si rifletterebbe su altri aspetti della vita e non mi pare che sia così)
Molti evadono le tasse dicendo che tanto c'è qualcuno che evade più di loro,
molti in questo caso sono una minoranza; è molto diverso da un comportamento tenuto dalla maggioranza della popolazione
molti comprano il fumo pur essendo ben consapevoli di fornire denaro alla criminalità organizzata per alimentare traffici anche peggiori,
anche questi sono una minoranza
molti fanno passare le loro barche e navi per dove non dovrebbero (la nave da crociera fa tanto rumore, ma di motoscafi e yacht che passano dove non dovrebbero ce ne sono moltissimi e di bagnanti o sub che ne hanno fatto le spese pure), molti fanno cose che se non le facessero sarebbero meglio per tutti.
come ho detto sono minoranze, spero sia palese la differenza tra comportamenti eticamente scorretti tenuti da una minoranza e comportamenti eticamente corretti (dal momento in cui il diritto di copia smette di essere strumentale alla tutela della collettività, diventa eticamente, se non giuridicamente, corretto non tenerne conto) tenuti dalla maggioranza