Ciao,
<BR>magari potrebbe non essere molto utile a tutti, ma esiste la possibilità di "montare" un cd-rom e condividerlo con samba tra utenti windows?
<BR>E un´altra cosa.... automount automatico? cioè, inserisco un cd-rom nel lettore a automaticamente lo monta in una directory predefinita da me.
<BR>Avete qualche idea su come configurarlo?
<BR>Ciao ciao!<br>
Condivisione lettore cd-rom
Moderatore: Staff
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1) Citare sempre la versione di Slackware usata, la versione del Kernel e magari anche la versione della libreria coinvolta. Questi dati aiutano le persone che possono rispondere.
2) Per evitare confusione prego inserire in questo forum solo topic che riguardano appunto Slackware, se l'argomento è generale usate il forum Gnu/Linux in genere.
3) Leggere attentamente le risposte ricevute.
4) Scrivere i messaggi con il colore di default, evitare altri colori.
5) Scrivere in Italiano o in Inglese, se possibile grammaticalmente corretto, evitate stili di scrittura poco chiari, quindi nessuna abbreviazione tipo telegramma o scrittura stile SMS o CHAT.
6) Appena registrati è consigliato presentarsi nel forum dedicato.
La non osservanza delle regole porta a provvedimenti di vari tipo da parte dello staff, in particolare la non osservanza della regola 5 porta alla cancellazione del post e alla segnalazione dell'utente. In caso di recidività l'utente rischia il ban temporaneo.
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samiel
- Staff

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- Iscritto il: ven 16 gen 2004, 0:00
- Nome Cognome: Mauro Sacchetto
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- Kernel: 2.26
- Desktop: KDE
- Distribuzione: anche Debian
- Località: Venezia
Condivisione lettore cd-rom
Sull´automount c´Ã¨ un how-to di zio lele qui in slacky.
<BR>Per laprossima ed di Slack4dummies ho scritto una scheda
<BR>in proposito. Ti riporto le parti "pratiche",
<BR>scusandomi per la lunghezza.
<BR>
<BR>Dei file di configurazione di esempio sono presenti in /usr/doc/autofs-3.1.7/samples.
<BR>Si presuppone che sia attivato nel kernel (nella sezione File systems) il supporto per autofs4, che rimpiazza il vecchio autofs. Se nel kernel è attivato solo il supporto ad autofs4 (e non anche quello ad automount), andrà inserita in /etc/modprobe.conf la seguente linea:
<BR>alias autofs autofs4.
<BR>Per inizializzare il servizio, si può inserire in /etc/rc.d uno script rc chiamato rc.autofs, da rendere ovviamente eseguibile. Come già detto, un esempio generico è contenuto in usr/doc/autofs-3.1.7/samples; un altro, fra i molti reperibili in rete, adatto specificamente a Slackware (e che qui riportiamo) si può reperire all’indirizzo:
<BR>http://www.slackware.com/~david/zuul/ni ... /rc.autofs.
<BR>I comandi per gestire manualmente autofs sono:
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs start, per avviare il processo;
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs stop, per terminare il processo;
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs status, per vedere la configurazione e i sistemi attualmente automontati;
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs reload, per riavviare il demone dopo eventuali modifiche.
<BR>In alternativa, si può inserire in /etc/rc.d/rc.local una riga (che però non funziona per automount di tipo LDAP) del tipo:
<BR>/usr/sbin/automount --timeout 10 /misc file /etc/auto.misc
<BR>dove sono indicati il percorso dell’eseguibile, il tempo (in secondi, in questo caso 10) dopo cui un dispositivo montato e non più utilizzato viene automaticamente smontato, la directory di montaggio dei dispositivi (/misc), il tipo di configurazione adottato (in questo caso “fileâ€) e infine il file stesso di configurazione, che ha un nome convenzionale; in questo caso, seguendo il file di esempio di Slackware, auto.misc: solo la prima parte, “auto†dev’essere sempre presente, la seconda parte è un nome a piacere.
<BR>
<BR>Il file /etc/auto.master configura l’automount indicando la directory radice di montaggio dei sistemi automontati (/misc), il percorso del file di configurazione (detto “file di mappaâ€) e il timeout. Ovvio che i dati devono corrispondere con quelli indicati in /etc/rc.d/rc.local. Un tipico auto.master si presenta così:
<BR>
<BR># $Id: auto.master,v 1.2 1997/10/06 21:52:03 hpa Exp $
<BR># Sample auto.master file
<BR># Format of this file:
<BR># mountpoint map options
<BR># For details of the format look at autofs(8).
<BR>/misc /etc/auto.misc --timeout 10
<BR>
<BR>L’operazione svolta da auto-master si può effettuare anche da shell, col comando:
<BR>automount [opzioni] [mount-point] [tipo di configurazione]
<BR>Opzione necessaria è il timeout, espresso in secondi. Il mount point è, come sappiamo, la directory in cui saranno montati i dispositivi (e che dev’essere vuota). Il tipo di configurazione nel nostro caso è un file. Infine si indica il file di mappa.
<BR>Il comando sarà dunque del tipo:
<BR>automount -t 10 /misc file /etc/auto.misc.
<BR>
<BR>Il file /etc/auto.misc è il file di mapping tra file system da montare e dispositivi, ossia indica i dispositivi che devono essere montati con l’automount, precisandone il file system e le opzioni di montaggio. Gli elementi da indicare sono i seguenti:
<BR>nome del dispositivo e suo punto di montaggio (detto “chiaveâ€, che poi diventerà /misc/chiave), filesystem ed eventuali opzioni, separate da una virgola (senza spazi intermedi), infine provenienza del file system. Nel caso dei dispositivi rimovibili si indica il nome del dispositivo come appare in /dev, preceduto da un doppio punto. Nel caso di condivisioni NFS si indica l’IP del computer da condividere (o il suo nome, se è attivato il servizio di risoluzione dei nomi), eventualmente preceduto dal nome degli utenti che hanno il diritto ad accedervi e seguito dalle directory effettivamente condivise (secondo un sistema analogo a quello usato per impostare la condivisione NFS). Si nota come, per lo più, le opzioni sono le medesime di fstab, ad eccezione di -fstype. Ecco un tipico esempio di auto.misc:
<BR>
<BR># $Id: auto.misc,v 1.2 1997/10/06 21:52:04 hpa Exp $
<BR># This is an automounter map and it has the following format
<BR># key [ -mount-options-separated-by-comma ] location
<BR># Details may be found in the autofs(5) manpage
<BR>
<BR>kernel -ro ftp.kernel.org:/pub/linux
<BR>boot -fstype=ext3 :/dev/hda1
<BR>cdrw -fstype=iso9660,ro :/dev/hdd
<BR>cd -fstype=iso9660,ro :/dev/hdc
<BR>floppy -fstype=auto,umask=000 :/dev/fd0
<BR>pendriv -fstype=vfat,umask=000 :/dev/sda1
<BR>brightstar -fstype=nfs,soft,intr 192.168.0.3:/
<BR>
<BR>Per completare la configurazione, i dispositivi da montare con automount vanno eliminati da /etc/fstab (è sufficiente commentare le righe relative).
<BR>La chiamata al dispositivo si può effettuare da shell col semplice comando cd seguito dall’indirizzo e dal nome del dispositivo come presente in auto.misc (ad es. mount /misc/cd), oppure, in KDE, creando sul desktop un’icona per il dispositivo a cui attribuire un URL che sarà il punto di montaggio (allo stesso modo, ad es., /misc/cd). Per poter estrarre il dispositivo rimovibile, basta attendere il tempo di timeout, se nessuna applicazione sta utilizzando il dispositivo.
<BR>
<BR>M.<br>
<BR>Per laprossima ed di Slack4dummies ho scritto una scheda
<BR>in proposito. Ti riporto le parti "pratiche",
<BR>scusandomi per la lunghezza.
<BR>
<BR>Dei file di configurazione di esempio sono presenti in /usr/doc/autofs-3.1.7/samples.
<BR>Si presuppone che sia attivato nel kernel (nella sezione File systems) il supporto per autofs4, che rimpiazza il vecchio autofs. Se nel kernel è attivato solo il supporto ad autofs4 (e non anche quello ad automount), andrà inserita in /etc/modprobe.conf la seguente linea:
<BR>alias autofs autofs4.
<BR>Per inizializzare il servizio, si può inserire in /etc/rc.d uno script rc chiamato rc.autofs, da rendere ovviamente eseguibile. Come già detto, un esempio generico è contenuto in usr/doc/autofs-3.1.7/samples; un altro, fra i molti reperibili in rete, adatto specificamente a Slackware (e che qui riportiamo) si può reperire all’indirizzo:
<BR>http://www.slackware.com/~david/zuul/ni ... /rc.autofs.
<BR>I comandi per gestire manualmente autofs sono:
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs start, per avviare il processo;
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs stop, per terminare il processo;
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs status, per vedere la configurazione e i sistemi attualmente automontati;
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs reload, per riavviare il demone dopo eventuali modifiche.
<BR>In alternativa, si può inserire in /etc/rc.d/rc.local una riga (che però non funziona per automount di tipo LDAP) del tipo:
<BR>/usr/sbin/automount --timeout 10 /misc file /etc/auto.misc
<BR>dove sono indicati il percorso dell’eseguibile, il tempo (in secondi, in questo caso 10) dopo cui un dispositivo montato e non più utilizzato viene automaticamente smontato, la directory di montaggio dei dispositivi (/misc), il tipo di configurazione adottato (in questo caso “fileâ€) e infine il file stesso di configurazione, che ha un nome convenzionale; in questo caso, seguendo il file di esempio di Slackware, auto.misc: solo la prima parte, “auto†dev’essere sempre presente, la seconda parte è un nome a piacere.
<BR>
<BR>Il file /etc/auto.master configura l’automount indicando la directory radice di montaggio dei sistemi automontati (/misc), il percorso del file di configurazione (detto “file di mappaâ€) e il timeout. Ovvio che i dati devono corrispondere con quelli indicati in /etc/rc.d/rc.local. Un tipico auto.master si presenta così:
<BR>
<BR># $Id: auto.master,v 1.2 1997/10/06 21:52:03 hpa Exp $
<BR># Sample auto.master file
<BR># Format of this file:
<BR># mountpoint map options
<BR># For details of the format look at autofs(8).
<BR>/misc /etc/auto.misc --timeout 10
<BR>
<BR>L’operazione svolta da auto-master si può effettuare anche da shell, col comando:
<BR>automount [opzioni] [mount-point] [tipo di configurazione]
<BR>Opzione necessaria è il timeout, espresso in secondi. Il mount point è, come sappiamo, la directory in cui saranno montati i dispositivi (e che dev’essere vuota). Il tipo di configurazione nel nostro caso è un file. Infine si indica il file di mappa.
<BR>Il comando sarà dunque del tipo:
<BR>automount -t 10 /misc file /etc/auto.misc.
<BR>
<BR>Il file /etc/auto.misc è il file di mapping tra file system da montare e dispositivi, ossia indica i dispositivi che devono essere montati con l’automount, precisandone il file system e le opzioni di montaggio. Gli elementi da indicare sono i seguenti:
<BR>nome del dispositivo e suo punto di montaggio (detto “chiaveâ€, che poi diventerà /misc/chiave), filesystem ed eventuali opzioni, separate da una virgola (senza spazi intermedi), infine provenienza del file system. Nel caso dei dispositivi rimovibili si indica il nome del dispositivo come appare in /dev, preceduto da un doppio punto. Nel caso di condivisioni NFS si indica l’IP del computer da condividere (o il suo nome, se è attivato il servizio di risoluzione dei nomi), eventualmente preceduto dal nome degli utenti che hanno il diritto ad accedervi e seguito dalle directory effettivamente condivise (secondo un sistema analogo a quello usato per impostare la condivisione NFS). Si nota come, per lo più, le opzioni sono le medesime di fstab, ad eccezione di -fstype. Ecco un tipico esempio di auto.misc:
<BR>
<BR># $Id: auto.misc,v 1.2 1997/10/06 21:52:04 hpa Exp $
<BR># This is an automounter map and it has the following format
<BR># key [ -mount-options-separated-by-comma ] location
<BR># Details may be found in the autofs(5) manpage
<BR>
<BR>kernel -ro ftp.kernel.org:/pub/linux
<BR>boot -fstype=ext3 :/dev/hda1
<BR>cdrw -fstype=iso9660,ro :/dev/hdd
<BR>cd -fstype=iso9660,ro :/dev/hdc
<BR>floppy -fstype=auto,umask=000 :/dev/fd0
<BR>pendriv -fstype=vfat,umask=000 :/dev/sda1
<BR>brightstar -fstype=nfs,soft,intr 192.168.0.3:/
<BR>
<BR>Per completare la configurazione, i dispositivi da montare con automount vanno eliminati da /etc/fstab (è sufficiente commentare le righe relative).
<BR>La chiamata al dispositivo si può effettuare da shell col semplice comando cd seguito dall’indirizzo e dal nome del dispositivo come presente in auto.misc (ad es. mount /misc/cd), oppure, in KDE, creando sul desktop un’icona per il dispositivo a cui attribuire un URL che sarà il punto di montaggio (allo stesso modo, ad es., /misc/cd). Per poter estrarre il dispositivo rimovibile, basta attendere il tempo di timeout, se nessuna applicazione sta utilizzando il dispositivo.
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<BR>M.<br>
