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Condivisione lettore cd-rom

Inviato: lun 27 dic 2004, 23:22
da Michele84
Ciao,
<BR>magari potrebbe non essere molto utile a tutti, ma esiste la possibilità di "montare" un cd-rom e condividerlo con samba tra utenti windows?
<BR>E un´altra cosa.... automount automatico? cioè, inserisco un cd-rom nel lettore a automaticamente lo monta in una directory predefinita da me.
<BR>Avete qualche idea su come configurarlo?
<BR>Ciao ciao!<br>

Condivisione lettore cd-rom

Inviato: mar 28 dic 2004, 3:10
da samiel
Sull´automount c´Ã¨ un how-to di zio lele qui in slacky.
<BR>Per laprossima ed di Slack4dummies ho scritto una scheda
<BR>in proposito. Ti riporto le parti "pratiche",
<BR>scusandomi per la lunghezza.
<BR>
<BR>Dei file di configurazione di esempio sono presenti in /usr/doc/autofs-3.1.7/samples.
<BR>Si presuppone che sia attivato nel kernel (nella sezione File systems) il supporto per autofs4, che rimpiazza il vecchio autofs. Se nel kernel è attivato solo il supporto ad autofs4 (e non anche quello ad automount), andrà inserita in /etc/modprobe.conf la seguente linea:
<BR>alias autofs autofs4.
<BR>Per inizializzare il servizio, si può inserire in /etc/rc.d uno script rc chiamato rc.autofs, da rendere ovviamente eseguibile. Come già detto, un esempio generico è contenuto in usr/doc/autofs-3.1.7/samples; un altro, fra i molti reperibili in rete, adatto specificamente a Slackware (e che qui riportiamo) si può reperire all’indirizzo:
<BR>http://www.slackware.com/~david/zuul/ni ... /rc.autofs.
<BR>I comandi per gestire manualmente autofs sono:
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs start, per avviare il processo;
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs stop, per terminare il processo;
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs status, per vedere la configurazione e i sistemi attualmente automontati;
<BR>/etc/rc.d/rc.autofs reload, per riavviare il demone dopo eventuali modifiche.
<BR>In alternativa, si può inserire in /etc/rc.d/rc.local una riga (che però non funziona per automount di tipo LDAP) del tipo:
<BR>/usr/sbin/automount --timeout 10 /misc file /etc/auto.misc
<BR>dove sono indicati il percorso dell’eseguibile, il tempo (in secondi, in questo caso 10) dopo cui un dispositivo montato e non più utilizzato viene automaticamente smontato, la directory di montaggio dei dispositivi (/misc), il tipo di configurazione adottato (in questo caso “file”) e infine il file stesso di configurazione, che ha un nome convenzionale; in questo caso, seguendo il file di esempio di Slackware, auto.misc: solo la prima parte, “auto” dev’essere sempre presente, la seconda parte è un nome a piacere.
<BR>
<BR>Il file /etc/auto.master configura l’automount indicando la directory radice di montaggio dei sistemi automontati (/misc), il percorso del file di configurazione (detto “file di mappa”) e il timeout. Ovvio che i dati devono corrispondere con quelli indicati in /etc/rc.d/rc.local. Un tipico auto.master si presenta così:
<BR>
<BR># $Id: auto.master,v 1.2 1997/10/06 21:52:03 hpa Exp $
<BR># Sample auto.master file
<BR># Format of this file:
<BR># mountpoint map options
<BR># For details of the format look at autofs(8).
<BR>/misc /etc/auto.misc --timeout 10
<BR>
<BR>L’operazione svolta da auto-master si può effettuare anche da shell, col comando:
<BR>automount [opzioni] [mount-point] [tipo di configurazione]
<BR>Opzione necessaria è il timeout, espresso in secondi. Il mount point è, come sappiamo, la directory in cui saranno montati i dispositivi (e che dev’essere vuota). Il tipo di configurazione nel nostro caso è un file. Infine si indica il file di mappa.
<BR>Il comando sarà dunque del tipo:
<BR>automount -t 10 /misc file /etc/auto.misc.
<BR>
<BR>Il file /etc/auto.misc è il file di mapping tra file system da montare e dispositivi, ossia indica i dispositivi che devono essere montati con l’automount, precisandone il file system e le opzioni di montaggio. Gli elementi da indicare sono i seguenti:
<BR>nome del dispositivo e suo punto di montaggio (detto “chiave”, che poi diventerà /misc/chiave), filesystem ed eventuali opzioni, separate da una virgola (senza spazi intermedi), infine provenienza del file system. Nel caso dei dispositivi rimovibili si indica il nome del dispositivo come appare in /dev, preceduto da un doppio punto. Nel caso di condivisioni NFS si indica l’IP del computer da condividere (o il suo nome, se è attivato il servizio di risoluzione dei nomi), eventualmente preceduto dal nome degli utenti che hanno il diritto ad accedervi e seguito dalle directory effettivamente condivise (secondo un sistema analogo a quello usato per impostare la condivisione NFS). Si nota come, per lo più, le opzioni sono le medesime di fstab, ad eccezione di -fstype. Ecco un tipico esempio di auto.misc:
<BR>
<BR># $Id: auto.misc,v 1.2 1997/10/06 21:52:04 hpa Exp $
<BR># This is an automounter map and it has the following format
<BR># key [ -mount-options-separated-by-comma ] location
<BR># Details may be found in the autofs(5) manpage
<BR>
<BR>kernel -ro ftp.kernel.org:/pub/linux
<BR>boot -fstype=ext3 :/dev/hda1
<BR>cdrw -fstype=iso9660,ro :/dev/hdd
<BR>cd -fstype=iso9660,ro :/dev/hdc
<BR>floppy -fstype=auto,umask=000 :/dev/fd0
<BR>pendriv -fstype=vfat,umask=000 :/dev/sda1
<BR>brightstar -fstype=nfs,soft,intr 192.168.0.3:/
<BR>
<BR>Per completare la configurazione, i dispositivi da montare con automount vanno eliminati da /etc/fstab (è sufficiente commentare le righe relative).
<BR>La chiamata al dispositivo si può effettuare da shell col semplice comando cd seguito dall’indirizzo e dal nome del dispositivo come presente in auto.misc (ad es. mount /misc/cd), oppure, in KDE, creando sul desktop un’icona per il dispositivo a cui attribuire un URL che sarà il punto di montaggio (allo stesso modo, ad es., /misc/cd). Per poter estrarre il dispositivo rimovibile, basta attendere il tempo di timeout, se nessuna applicazione sta utilizzando il dispositivo.
<BR>
<BR>M.<br>